Enzo Avitabile: “la musica è un cerchio che non ha mai fine”. Da Sergio Bruni a Luciano De Crescenzo.

Raffaele Carlino

luglio 21, 2019

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MINTURNO- (Anna Smimmo)- Un concerto “dai mille colori” è stato quello di Enzo Avitabile, in programma ieri sera, 20 luglio, alle ore 21, presso il Teatro Romano di Minturnae. “Acoustic World” è il primo dei cinque eventi organizzati dal Polo Museale del Lazio nell’ambito della rassegna “Mediterranea” che rientra nel più ampio cartellone regionale “Artcity 2019”.

Un concerto che inaugura il nuovo palco realizzato dal Polo museale in collaborazione con il comune di Minturno.

L’artista ha saputo cantare con uno sguardo sempre attento al sociale, cantando le sofferenze degli ultimi ma anche le loro speranze, quelle di tutto il mondo.

“Nella mia musica- afferma Avitabile- coinfluiscono molti diomi della Terra: uno di questi è una lingua dialettale di duemila anni fa, di origine greca, che si chiama U Grek, che si usa ancora nelle zone ellenofone del sud Italia. Questo è un testo di 2000 anni fa che ho trovato prepotentemente contemporaneo:

 Quando vedrai il mare, cuore mio, completamente prosciugato,

  e senza una goccia d’acqua

  e aratro per fare coltivazioni

   e li dentro tenere messe rigogliosa.

  Quando avrai visto tutte queste cose, allora io ti lascerò, ma con gran dolore!

 Thalassa Cardia.

La sua musica penetra dolcemente nei cuori del pubblico che vorrebbe mai finisse il concerto minimale del grande artista. Un concerto durante il quale memora i grandi artisti “Figli di Napoli” da Sergio Bruni a Pino Daniele ma soprattutto all’amico Luciano De Crescenzo, dedicandogli la canzone dal titolo “Carmela”:

“Carmela

carmè

si ll’ammor eo cuntrario da’ morte

e tuo ssaje

si diman’è sultanto speranza

e tuo ssaje

nun me può fà aspettà a fin’a dimane.

Astrigname int’e braccia pe’ stasera

Carmela

Carmè”

Passando dallo stile U Grek alla canzone napoletana classica di Sergio Bruni a quella più moderna di Pino Daniele, dal Jazz di James Brown ad un’opera in memoria del cantautore Fabrizio De Andrè rievocando il testo “La Guerra Di Piero”.

Una serata con gli occhi rivolti ad un cielo stellato ed un palcoscenico vivo di battiti musicali che travolgeva il cuore del pubblico come un’onda, entrando in un mondo bidimensionale tra il passato e il futuro, perchè “la musica è un cerchio che non ha mai fine”- conclude, salutando tutti, Enzo Avitabile

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Mondragone, Antonio Pagliaro: “l’immagine sporca, trascurata e maleodorante della città è il fallimento dell’amministrazione Pacifico”

Raffaele Carlino

luglio 20, 2019

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MONDRAGONE- (Redazione)- Si fa sentire l’opposizione – tramite la voce del consigliere comunale di minoranza Antonio Pagliaro, componente del precedente esecutivo cittadino guidato dal sindaco Giovanni Schiappa – su un tema caldo e, ora più che mai, molto sentito dai mondragonesi, ovvero la presenza costante di immondizia e le erbacce presenti in città.
“Nel programma amministrativo del primo cittadino Virgilio Pacifico si parla di piano di recupero delle aree verdi, di manutenzione del verde pubblico esistente e manutenzione con il ricorso alla partecipazione dei cittadini (baratto amministrativo), ma nulla di tutto questo è riscontrabile girando per la città.
Infatti, addirittura si stiano spendendo maggiori somme di danaro pubblico riguardo alla cura del verde ma, a causa di una grossa disorganizzazione, si cerca esclusivamente di rincorrere i problemi giornalieri, con spacchettamenti del medesimo servizio frutto di artifizi tecnico-amministrativi evidenti.
Manca una vera e propria programmazione nella cura del verde pubblico, nel taglio delle aiuole e degli alberi, anche riguardo alle aree più centrali e sotto gli occhi di tutti.
Una città letteralmente abbandonata, che allo sfacelo del verde pubblico riesce ad aggiungere immondizia disseminata in ogni dove a causa di un servizio pianificato e controllato in maniera pessima dall’amministrazione comunale, pur non avendo subito alcun passaggio di cantiere con una nuova impresa ma avendo mantenuto la precedente società con tanto di interdittiva antimafia!
In piena estate l’assenza del numero necessario di compattatori e di navette occorrenti, oltre alla mancanza inopportuna degli stagionali, sono evidentemente cause di una gestione troppo allegra delle casse del comune da parte di chi amministra, che sta facendo evidentemente accumulare debiti nei confronti della ditta da parte dell’ente.
In tutto questo ci si fregia di girare video per mettere in bella mostra una semplice manutenzione ordinaria di qualche strada cittadina, che andrebbe fatta a prescindere, e non si guarda al di là del proprio naso ove è evidente che vi sono aree pubbliche in condizioni veramente poco dignitose, a breve distanza dai luoghi in cui sono avvenute le riprese video.
Una città che, grazie all’amministrazione Pacifico, giace nell’incuria più totale da due anni, con lo spazzamento divenuto ormai un miraggio per pochissimi eletti, lo svuotamento dei cestini praticamente inesistente e qualche albero ed aiuola che, per non farli rientrare in un ciclo di cura ordinaria, si è preferito tagliarle in tronco, talvolta deturpando aree verdi che andavano solo curate periodicamente”.
 

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Fagottini vegan dolci di albicocche e more. Mamma mia che bontà!

Raffaele Carlino

luglio 17, 2019

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Questi fagottini vegan dolci di albicocche e more sono delle pratiche brioche semplicissime da realizzare a casa e farcite con tanta frutta fresca, perfette per una dolce merenda o come pratico dopo cena, servite magari ancora tiepide e accompagnate da una pallina di gelato vegan.

Si cucina!

Lavate bene la frutta poi tagliate a fettine sottili le albicocche e in quarti le more. Versate la frutta in una ciotola e conditela con lo zucchero di canna, il succo di limone e l’amido di mais, mescolando bene il tutto per sciogliere bene lo zucchero e l’amido.

Ricaviamo i fagottini

Stendete la pasta sfoglia e ritagliatela in 6 quadrati all’incirca di 13 x 13 cm (se fosse necessario potete stenderla leggermente con un matterello) e farcite ciascuno con una cucchiaiata di frutta e una spolverata di granella di mandorle. Richiudete ciascun quadrato di sfoglia formando un triangolo, chiudete bene i bordi inumidendoli con un goccio di acqua e sigillateli pressandoli con i rebbi di una forchetta.

Inforniamo

Inumidite la superficie di ciascun fagottino con un goccio di acqua e cospargeteli con la granella di mandorle, praticate 2-3 incisioni su ciascuno in modo da permettere al vapore di sfiatare e infornate in forno ventilato a 200°C per 20-25 minuti fino a doratura. Sfornateli, lasciateli intiepidire e gustateli tiepidi o freddi.

Conservazione

Potete conservare questi fagottini 3-4 giorni in un contenitore per alimenti

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“Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”: la caccia reale, un privilegio reale e un dovere religioso.

Raffaele Carlino

luglio 12, 2019

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NAPOLI- (Anna Smimmo)- La civiltà degli Assiri in mostra al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) in versione tecnologica sino al 16 settembre 2019. E’ possibile ammirare grazie agli occhiali multimediali dotati di lenti trasparenti ( progettati dalla startup Ar tour srl) consentono di fruire degli effetti suggestivi della ‘Realtà Tridimensionale’.

Il servizio (che ha un costo aggiuntivo di 5 euro, con riduzioni a 3 euro, tra l’altro, per titolari di OpenMann ed Artecard) è basato su ricostruzioni 3D degli ambienti degli antichi palazzi Assiri e su animazioni in 3D che ripropongono dettagli dei bassorilievi in mostra. Dispositivi utilizzati come  “navigatore culturale”, grazie al quale vengono mostrati, in sovrapposizione alla realtà visiva, i punti d’interesse e le relative informazioni «aumentate»: testi, immagini, audio, video.
In mostra al MANN calchi (riproduzioni) ed alcuni reperti provenienti da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino ma anche appunto i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni ripercorrono alcune fasi della storia della regione dell’Assiria, fascia territoriale dell’alto Tigri ovvero la parte settentrionale dell’odierno Iraq.

“Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” è un progetto scientifico, promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” nel quale i visitatori sono condotti a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri.

Si inizia dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam. Infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Le testimonianze della civiltà assira andarono perdute nella memoria sin dall’epoca delle conquiste di Alessandro Magno. Ma come un fuoco che cova sotto le ceneri e poi divampa all’improvviso, si è a conoscenza di fonti attraverso i testi dell’Antico Testamento, che in ottica fortemente negativa ricordano la grandezza, la forza e la spietatezza delle armate dei grandi re d’Assiria. Fu in seguito la volontà di riscoprire i luoghi sacri della cristianità a inaugurare una stagione straordinaria di eccezionali ritrovamenti archeologici.

Un approfondimento ad hoc è riservato, naturalmente, alla storia dei calchi ed alla loro inclusione nelle collezioni del MANN. Inoltre, una sezione particolare è dedicata alla “Caccia Reale” (The Royal Hunt), documentata in Mesopotamia fin dal IV millennio a.C. Si tratta di un atto fortemente simbolico che vuol raprresentare la lotta del sovrano contro le forze del del caos. La caccia reale al leone raggiunge il suo apice a livello ideologico durante l’impero assiro ed è parte integrante della propaganda regia. L’attività venatoria, lungi dall’essere un semplice passatempo sportivo, è un privilegio reale e al contempo un dovere religioso imposto dalle divinità: nelle iscrizioni reali i racconti della caccia sono infatti sempre preceduti da un’invocazione religiosa. Questa pratica rituale veniva svolta all’interno dei parchi reali, condotta dal sovrano in piedi sul carro e armato di arco e frecce o di lancia.

Di seguito una descrizione di come fossero i “Parchi Reali” (Royal Parks) dei palazzi dei re assiri: dotati di parchi e giardini botanici nei quali si coltivavano piante esotiche ed essenze rare importate dai paesi conquistati. Soprattutto si evidenza il giardino costituito da essenze rare di Assumasirpal II (883-859): cedri, cipressi, ginepri, tamarischi, terebinti (“La fragranza ne pervade i viali, e ruscelli d’acqua, numerosi come le stelle del cielo, scorrono nel giardino di piacere”).

Il contributo della tecnologia e l’idea di un allestimento che coinvolge i ‘cinque sensi’ rendono l’ esperienza del visitatore totalmente immersiva: conoscenza,innovazione e divertimento possono coesistere in una mostra.

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Oggi Festa del Santo Patrono d’Europa, San Benedetto “Messaggero di Pace”

Raffaele Carlino

luglio 11, 2019

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(Anna Smimmo) – In occasione della festa dedicata al Patrono d’Europa, la benedizione della prima pietra del nuovo monastero benedettino a San Benedetto in Monte: la località che ha accolto la comunità claustrale in fuga dal terremoto del 2016. L’arcivescovo Boccardo: “il sentimento di essere stati abbandonati è molto forte”. “San Benedetto è stato prima di tutto un costruttore di comunità”

Emanuela Campanile – Città del Vaticano

La benedizione e posa della prima pietra del nuovo monastero dei monaci benedettini di Norcia, appare come segno evidente di ripartenza e fioritura a tre anni di distanza dal terremoto che ha raso al suolo il Centro Italia. Il nuovo monastero di San Benedetto verrà costruito sulle colline, a San Benedetto in Monte, dove la comunità claustrale ha trovato riparo subito dopo il sisma del 2016. La speranza è che venga recuperato anche il convento nel centro storico di Norcia. Ieri pomeriggio, il priore padre Benedetto Nivakoff e l’intera comunità benedettina hanno accolto decine di fedeli aprendo i festeggiamenti liturgici in onore del MESSAGGERO DI PACE come lo definì Papa Giovanni Paolo II.

“Faccio nuove tutte le cose”

Sulla pietra, sistemata in un muro di contenimento della nuova struttura, è incisa quella frase dell’Apocalisse che esprime  “Nova facio omnia”, “Faccio nuove tutte le cose”. La pietra custodirà per sempre anche una lettera del priore della comunità benedettina, padre Nivakoff, in cui viene ricordato questo giorno “unico”. Un momento importante per l’intera popolazione storicamente legata alla presenza dei monaci.

San Benedetto e il suo messaggio

L’insegnamento di San Benedetto, nato a Norcia intorno al 480 d. C., è una delle più potenti leve per la nascita della cultura europea. Fondatore dell’ordine benedettino, Patrono d’Europa e padre del monachesimo occidentale, considerò l’uomo nella sua totalità affermandone con stupefacente attualità, un messaggio per l’uomo di oggi:

“San Benedetto – spiega l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo– prima che costruttore di monasteri è stato un costruttore di identità e di comunità. Allora il messaggio sembra essere proprio questo: abbiamo bisogno di ricostruire un’unità a livello umano, non gli uni contro gli altri ma gli per gli altri. Noi sappiamo – prosegue il presule nell’intervista a Radio Vaticana Italia – che la nostra Europa tende a diventare sempre di più ripiegata su se stessa e Papa Francesco continua a ricordarcelo e a stimolare la riflessione a questo livello

Le speranze ferite

Ma l’amarezza, quasi a pretendere il suo spazio, si fa largo nelle risposte di mons. Boccardo. Pur ammettendo alcuni “segnali di ripartenza”, come appunto la benedizione della prima pietra del Monastero di San Benedetto in Monte, si sofferma sul dolore per le “troppe promesse” mancate:

“La ricostruzione purtroppo, e lo sappiamo, tarda a venire e la burocrazia fa più vittime di quante non ne abbia fatte il terremoto. Oggi, chi parla più del terremoto? Allora, forse, quando il Papa ci parla della cultura dello scarto, questo concetto si può applicare anche a queste popolazioni. Tutti coloro che sono venuti qui, a livelli diversi, hanno moltiplicato le promesse: ‘non vi dimenticheremo’, ‘non vi lasceremo soli’. Ma oggi, quale sensibilità nazionale si raccoglie intorno al dramma di queste persone che non possono tornare nelle loro case, ritrovare i luoghi della loro vita comune?”

“ La spiritualità di Benedetto non era un’interiorità fuori dalla realtà. Nell’inquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio così non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e l’uomo con i suoi bisogni concreti. (Papa Benedetto XVI, Udienza del 9 aprile 2008) ”

I luoghi delle celebrazioni

In questa occasione di festa, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha presieduto una concelebrazione eucaristica nell’abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore, a Siena, fondata più di settecento anni fa da san Bernardo Tolomei. In Italia, celebrazioni anche nei diversi luoghi legati alla vita del santo, come appunto Norcia, Montecassino, e Subiaco. Ma san Benedetto viene ricordato anche oltre le frontiere italiane: all’abbazia di Solesmes, nel centro della Francia, in quella di Ettal, in Baviera, a Michaelbeuern e Seitenstetten in Austria, a Pannonhalma in Ungheria, a Břevnov in Repubblica Ceca e a Engelberg, in Svizzera. Oltremanica, le principali celebrazioni si svolgono alla Douai Abbey, vicino a Upper Woolhampton, Inghilterra.

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MONDRAGONE-“ECHI DEL PASSATO” DI PASQUALE SCHIAPPA, IN EDICOLA. LA STORIA DI UN TERRITORIO.

Raffaele Carlino

luglio 5, 2019

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Mondragone-(Anna Smimmo) – Un nuovo interessante lavoro di Pasquale Schiappa, dal titolo “Echi del Passato”, da qualche giorno è in edicola.

Si compone di quattro saggi che, come precisa l’autore, “non sono legati tra loro da comunanza e contiguità di contenuti, ma proposti dal desiderio, sempre presente, di ricerca della memoria e della verità intorno a quelle vicende e quei personaggi che sono meritevoli di maggiore studio e approfondimenti”.

Il primo è un excursus storico su Mondragone nel ‘700 in cui sono analizzate le condizioni della popolazione nell’ambito di un quadro storico che coinvolge anche la Città di Napoli e, grazie al racconto della vita di Margherita Branciforti, sono narrate le vicende dell’ultimo Duca di Mondragone, Filippo Agapito.

Il secondo è un atto di omaggio reso alla figura di un​ illustre concittadino mondragonese, il dott. Antonio Sementini, precursore ed innovatore della Scuola Medica Napoletana, che occupa un posto d’onore nella storia della psichiatria italiana in quanto apre l’Antologia del Volume della World Psychiatric Association.

Il terzo riguarda la vita e le imprese di Raimondo di Sangro, il principe diavolo. Un personaggio singolare, capace di suggestionare i suoi contemporanei e i posteri, tanto che nell’immaginazione popolare fu ritenuto capace di cose soprannaturali, perché gli si volle attribuire la ribellione a Dio e il patto col diavolo.

A conclusione, poi della pubblicazione, viene esaminato il simbolo della Città di Mondragone, la Venere di Sinuessa, attraverso la narratio delle funzioni e delle caratteristiche del culto, nonché delle vicende che hanno caratterizzato il ritrovamento della statua nel 1911 ed il processo che ne scaturì.

​​ Pasquale Schiappa, docente di materie letterarie in pensione e studioso di storia del meridione, ha collaborato con quotidiani e periodici ed ha scritto e pubblicato alcuni testi di memoria popolare come: “Mondragone: Storia, folklore, proverbi e dialetto”, “La fantasia e il mito”, “Canti e cunti”, “Ciento misure e ‘nu taglio”, “Storia di Mondragone”, “Cinquant’anni di vita mondragonese”, “Nomi, cognomi e soprannomi”, “Piccolo dizionario del dialetto mondragonese”. Socio corrispondente della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, da più di trent’anni è impegnato nell’attività teatrale come autore di testi e regista, conseguendo diversi prestigiosi riconoscimenti a carattere nazionale.

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BAIA FELICE/CELLOLE- Il valore del “drago” di Punta San Limato. L’Archeoclub D’Italia tra miti e realtà.

Raffaele Carlino

luglio 5, 2019

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CELLOLE- (Anna Smimmo) – Tra le numerose testimonianze che la redazione di campaniafelix.tv può trascrivere a riguardo di un territorio che merita di essere valorizzato, in tutte le sue forme, l’ArcheoClub D’Italia ci racconta sulle memorie e sulle bellezze che risiedono in tale posto, quello Domitio, e che purtroppo nemmeno altrettanto valorizzate, anche se negli ultimi mesi tante sono state le riscoperte di nuovi ritrovamenti di scavi archeologici. Eppure il territorio domizio merita una visita, foss’anche solo per il valore che quest’antica città della Magna Grecia ha avuto nel passato della regione.

– LA MAGNA GRECIA: UN ACCENNO RACCONTATO DALL’ARCHEOCLUB D’ITALIA

La “Magna Grecia”, si sa, è la Terra dei miti, dei culti, dei templi. Secondo l’archeologo Francesco Cuteri, l’aggettivo “Magna” non deve essere inteso con valore comparativo rispetto alla madre patria Grecia, che era oggettivamente più piccola, ma avrebbe un significato più profondo, strettamente religioso. Ci si troverebbe, quindi, di fronte ad una Magna Grecia “Sacra”, particolarmente legata alle divinità ctonie (sotterranee) ed ai culti “smisterici”. Ed è proprio da questa Magna Grecia, così ricca di fascino e mistero, derivano i “Draghi di Kaulon”: si è creduto che tali straordinari “mosaici”, fossero presenti solo in Calabria e precisamente presso le vestigia dell’antica Kaulon (nei pressi dell’attuale Monasterace, in provincia di Reggio Calabria) ove, per prima, venne restituito all’Umanità uno straordinario gioiello dell’arte greca. Lo si è creduto al punto di identificare i mosaici con il nome dell’antica città.

Ma sappiamo che la Roma imperiale venne a contatto con la cultura greca, prima con la conquista della  Magna Grecia e poi con la Grecia patria. Ne venne a contatto tanto da esserne conquistata ed ammaliata, amando tutto ciò che fosse di origini greche: la cultura, la filosofia, l’arte, la scultura, impreziosendo le proprie dimore con tante opere d’arte o chiamando artisti greci.  Ed un magnifico esemplare di “mosaico”, raffinato e di straordinaria bellezza, al punto da sembrare un tappeto, fatto da decine di tasselli, è quello del  “Drago” comparso, per caso, presso “Punta San Limato” in Baia Felice, nel Comune di Cellole. Certo, non ha avuto la fortuna di diventare famoso come i Draghi di Kaulon ma è di pari bellezza. Ora sappiamo che la raffigurazione del “Drago”  ha un valore apotropaico, perché scaccia il male. Trovato in un ambiente termale ma anche nelle dimore di lusso dei patrizi romani, le terme non nascevano solo come un posto di benessere quanto piuttosto rappresentavano un un punto di incontro tra artisti, patrizi, generali, senatori e filosofi, per discutere e confrontarsi. E’ molto probabile, quindi (ed il Nostro Don Cosma confermerà sicuramente) che tale grandiosa villa di mare fosse la Villa di Tigellino: il luogo dove lo stesso venne raggiunto dall’ordine di Nerone di togliersi la vita). Non sarebbe improbabile tale aneddoto anche perché era lungo la Regina Viarum, nei pressi della Colonia di Sinuessa e, inoltre, la Campania era la meta preferita dai patrizi romani, paragonandola alla California di oggi.

– Cosa potrebbe accadere allora se, finalmente, si desse inizio ad una “Campagna di scavi”, seria e meticolosa. Le erbacce ed i rovi che fino ad oggi hanno protetto tale Sito, cosa nascondono? E se fosse davvero la Villa del Prefetto di Roma? Non sarebbe, forse, una scoperta storica ed archeologica di valore mondiale?

“L’ArcheoClub d’Italia, Sezione di Cellole- afferma l’avv. Angelo D’Onofrio- ha dato priorità a tale sito e saremo pronti a dare informazioni utili su quanto faremo e su quanto potrebbe essere fatto. Sappiamo che Baia Domizia è, ancora, il  luogo di soggiorno per le personalità importanti ed averle al nostro fianco sarebbe un piacere ed un onore. E’ un territorio ricco di Storia, di miti, di sacro ed è molto di più di quanto si dica. In questo Progetto, l’ArcheoClub ha al suo fianco la Prof.ssa Jolanda Capriglione, Accademica della Federico II ed a Don Cosma Capomaccio, a cui porgo un ringraziamento particolare e devoto, così come và detto che l’Amministrazione capeggiata dalla sindaca Cristina Compasso ha subito sposato l’idea”.

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“Caserta Music Festival”: si parte il 9 luglio con Franco126, Giorgieness e gli Ex WS.

Raffaele Carlino

giugno 29, 2019

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CASERTA- (Anna Smimmo)- “Caserta Music Festival” è pronto a partire il prossimo  9 luglio con  Franco126 e la sua  “Stanza Singola Summer Tour“. Per promuovere la manifestazione musicale estiva, da venerdì 28 a domenica 30 giugno, fino alle ore 24, ci sarà una postazione di Radio Punto Zero Campania in piazza Margherita. La kermesse è diretta da  Alessio Desgro ed organizzata in collaborazione con il “C’era Una Volta in America” e “Juke Box”, nella Villa Carolina a Caserta, in viale Douhet, nei giorni 9,10 e 11 luglio 2019. Ad animare le serate ci saranno alcuni musicisti tra i più gettonati:  Franco126 il 9 luglio, preceduto da una performance acustica di  Giorgieness e gli  Ex; il 10 luglio sarà la volta di  Pedro Capò a cui seguirà la musica di  Muevelo la “Fiesta Que Te Mueve”; l’ 11 luglio, infine, la Live Performance di   Jimmy Sax.
Franco126, pseudonimo di Federico Bertollini è nato e cresciuto a Roma, nel quartiere Trastevere. Ha assunto lo pseudonimo aggiungendo al proprio nome il numero 126, in onore del collettivo musicale di cui fa parte. Attraverso la musica, infatti, Franco126 fa la conoscenza del produttore Drone126, di Ketama126, di Pretty Solero, di Ugo Borghetti e di Carl Brave. L’ esordio è avvenuto nel 2016, con la pubblicazione di Buchi neri, in collaborazione con il producer Il Tre e distribuito gratuitamente. Nel 2017 ha intrapreso una collaborazione musicale con Carl Brave, con il quale debutta in etichetta, formando il duo Carl Brave x Franco126: i due pubblicano dapprima i singoli Sempre in due e Pellaria, quindi arriva la volta dell’album in studio Polaroid, certificato in seguito disco di platino dalla FIMI per le oltre 50.000 copie vendute. Il duo continua a lavorare musicalmente anche per progetti esterni, tra cui il singolo Barceloneta con Coez e la collaborazione con Noyz Narcos in Borotalco, traccia elogiata dalla critica. Nel 2018 i due artisti interrompono temporaneamente il progetto per concentrarsi sulle proprie carriere come solisti.Nonostante ciò, Franco126 è apparso nel brano La Cuenta di Carl Brave, incluso nell’album Notti brave di quest’ultimo. Compare inoltre in Misentomale di Ketama126, in Senza di me di Gemitaiz ed in Università di Gianni Bismark.Nel frattempo, il 10 ottobre 2018 ha pubblicato il singolo Frigobar, seguito il 18 dicembre da Ieri l’altro. Il 9 gennaio 2019 è la volta del terzo singolo Stanza singola con Tommaso Paradiso de TheGiornalisti, che ha anticipato l’uscita dell’omonimo album di debutto.

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UNICASSINO, CERIMONIA DI CONSEGNA DELLE PERGAMENE DI LAUREA IN SCIENZE MOTORIE.

Raffaele Carlino

giugno 27, 2019

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CASSINO- (Anna Smimmo)- Questa mattina, 27 giugno alle ore 10.30, presso l’Aula Magna (Campus Folcara), si è tenuta la cerimonia di consegna delle pergamene di Laurea triennale e magistrale dei corsi di laurea in Scienze Motorie e Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate, che rappresenta per i neo-laureati dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale una nuova occasione di incontro per tenere vivo quel senso di appartenenza che ha caratterizzato il loro percorso di vita universitaria.

Un momento importante durante il quale hanno preso parola il Rettore dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, Giovanni Betta, il quale afferma “Per me è sempre un onore essere presente a tali cerimonie di consegna delle pergamene di laurea, per testimoniare, in veste della massima rappresentanza dell’università, come sia importante tale pezzo di carta che consegneremo a breve. Segni tangibili di tanto lavoro e sacrificio dei nostri studenti! E’ una nostra tradizione, questa, nel legare un evento a qualcosa di importante, la laurea. Tempo fa si prendeva questa pergamena in ufficio o in segreteria. La mia pergamena non ricordo nemmeno dove sia finita- dichiara il Rettore, con ironia- non ho legato emotivamente questo documento ufficiale ad un momento importante della mia vita! Mi piace vedere l’aula sempre affollata, non solo di familiari ma anche di bambini, figli, nostre future generazioni. Faccio i miei più sinceri auguri a voi, alle vostre famiglie, a cui va un applauso, perchè sostengono i nostri giovani. L’università, infine, sarà sempre il punto di riferimento e di approfondimento formativo, instaurando un forte legame con i nostri studenti”.

Fa seguito a queste parole la direttrice del Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della salute Elisabetta De Vito condividendo il pensiero del Rettore e aggiungendo “E’ un momento di celebrazione non solo per i nostri neo-giovani-laureati e le loro famiglie, ma anche per noi professori e per il nostro dipartimento del corso di laurea”.

Inoltre, ad arricchire il dibattito pre-cerimonia sul tema “SPORT COME TERAPIA” sono intervenuti: Bruno Federico, Presidente dei corsi di studio in Scienze Motorie,  Marco Aresti, educatore e docente del corso di laurea magistrale in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate, Santo Rullo, Psichiatra e Francesco Trento, sceneggiatore del Film “Crazy for Football”.

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IL MATTINO, “SUD: IL LAVORO C’È MA NON SI TROVA”

Raffaele Carlino

giugno 22, 2019

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NAPOLI-(Anna Smimmo) – Nei prossimi 5 anni (secondo l’ultimo rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal) le imprese industriali cercheranno in Italia 270mila unità nel settore della digital transformation mentre nel comparto della Ecosostenibilità occorreranno circa 600mila esperti nella gestione dell’energia, nel marketing ambientale, nella chimica verde.

Ma è forte il sospetto che non esistano le nuove conoscenze e competenze richieste dal nostro mercato. E l’avvento della robotica non c’entra: chi perde il lavoro fa fatica a ritrovarlo perché è privo delle nuove conoscenze richieste dai nuovi processi innovativi di lavoro su cui puntano le aziende per accrescere la loro competitività .​ Al Sud dove l’effetto della crisi economica rimane assai pesante mancano ancora circa 300mila posti di lavoro per recuperare i livelli del 2008. E negli ultimi 16 anni sono stati più di 1 milione e 800mila i meridionali che hanno abbandonato la loro terra per cercare lavoro altrove: più di due terzi avevano meno di 34 anni.

Ma il lavoro che c’è e non si trova coinvolge anche settori fepiù tradizionali: non ci sono aspiranti orafi, anche per colpa della dimensione sempre più piccola delle imprese di settore; mancano manutentori, saldatori, elettricisti, idraulici e si fa fatica persino a trovare personale di sala qualificato nei ristoranti e nelle cucine. Si inventano invece lavori che sembravano ormai desueti​ come la ripulitura delle sneakers o la vendita di abiti usati solo una volta.

Di tutto questo Il Mattino discuterà martedì prossimo, 25 giugno, con rappresentanti del mondo bancario, delle imprese, dei nuovi saperi. L’appuntamento è alle 17,30 presso la sala convegni del Museo diocesano in via Duomo a Napoli.

Si allega il programma.

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