“Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”: la caccia reale, un privilegio reale e un dovere religioso.

Raffaele Carlino

luglio 12, 2019

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NAPOLI- (Anna Smimmo)- La civiltà degli Assiri in mostra al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) in versione tecnologica sino al 16 settembre 2019. E’ possibile ammirare grazie agli occhiali multimediali dotati di lenti trasparenti ( progettati dalla startup Ar tour srl) consentono di fruire degli effetti suggestivi della ‘Realtà Tridimensionale’.

Il servizio (che ha un costo aggiuntivo di 5 euro, con riduzioni a 3 euro, tra l’altro, per titolari di OpenMann ed Artecard) è basato su ricostruzioni 3D degli ambienti degli antichi palazzi Assiri e su animazioni in 3D che ripropongono dettagli dei bassorilievi in mostra. Dispositivi utilizzati come  “navigatore culturale”, grazie al quale vengono mostrati, in sovrapposizione alla realtà visiva, i punti d’interesse e le relative informazioni «aumentate»: testi, immagini, audio, video.
In mostra al MANN calchi (riproduzioni) ed alcuni reperti provenienti da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino ma anche appunto i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni ripercorrono alcune fasi della storia della regione dell’Assiria, fascia territoriale dell’alto Tigri ovvero la parte settentrionale dell’odierno Iraq.

“Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” è un progetto scientifico, promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” nel quale i visitatori sono condotti a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri.

Si inizia dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam. Infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Le testimonianze della civiltà assira andarono perdute nella memoria sin dall’epoca delle conquiste di Alessandro Magno. Ma come un fuoco che cova sotto le ceneri e poi divampa all’improvviso, si è a conoscenza di fonti attraverso i testi dell’Antico Testamento, che in ottica fortemente negativa ricordano la grandezza, la forza e la spietatezza delle armate dei grandi re d’Assiria. Fu in seguito la volontà di riscoprire i luoghi sacri della cristianità a inaugurare una stagione straordinaria di eccezionali ritrovamenti archeologici.

Un approfondimento ad hoc è riservato, naturalmente, alla storia dei calchi ed alla loro inclusione nelle collezioni del MANN. Inoltre, una sezione particolare è dedicata alla “Caccia Reale” (The Royal Hunt), documentata in Mesopotamia fin dal IV millennio a.C. Si tratta di un atto fortemente simbolico che vuol raprresentare la lotta del sovrano contro le forze del del caos. La caccia reale al leone raggiunge il suo apice a livello ideologico durante l’impero assiro ed è parte integrante della propaganda regia. L’attività venatoria, lungi dall’essere un semplice passatempo sportivo, è un privilegio reale e al contempo un dovere religioso imposto dalle divinità: nelle iscrizioni reali i racconti della caccia sono infatti sempre preceduti da un’invocazione religiosa. Questa pratica rituale veniva svolta all’interno dei parchi reali, condotta dal sovrano in piedi sul carro e armato di arco e frecce o di lancia.

Di seguito una descrizione di come fossero i “Parchi Reali” (Royal Parks) dei palazzi dei re assiri: dotati di parchi e giardini botanici nei quali si coltivavano piante esotiche ed essenze rare importate dai paesi conquistati. Soprattutto si evidenza il giardino costituito da essenze rare di Assumasirpal II (883-859): cedri, cipressi, ginepri, tamarischi, terebinti (“La fragranza ne pervade i viali, e ruscelli d’acqua, numerosi come le stelle del cielo, scorrono nel giardino di piacere”).

Il contributo della tecnologia e l’idea di un allestimento che coinvolge i ‘cinque sensi’ rendono l’ esperienza del visitatore totalmente immersiva: conoscenza,innovazione e divertimento possono coesistere in una mostra.

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