PRODOTTI “FERRERO” REALIZZATI CON LE NOCCIOLE LUCANE

Vincenzo Buffardi

giugno 21, 2018

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È uno degli stabilimenti industriali più grandi in Basilicata. Da oltre 30 anni la Ferrero di Balvano (Potenza) offre lavoro a più di 300 dipendenti. Oggi la multinazionale compie un passo in avanti. Grazie al contratto di acquisto a lungo termine sottoscritto con  “Rete Basilicata in Guscio” , Ferrero si impegna ad acquistare il 75% delle nocciole prodotte in Basilicata per i prossimi 20 anni.

Il contratto è il secondo di questo tipo sottoscritto in Italia ma il primo al sud.

Oltre alla durata, sono diversi gli elementi che rendono il progetto “Nocciola Italia” – promosso dalla Ferrero Halzelnut Company, divisione interna del Gruppo Ferrero interamente dedicata alla nocciola – un volano importante per l’agricoltura lucana.

Il contratto garantisce ai produttori un prezzo minimo di acquisto e mette  a disposizione strumenti tecnologici per la gestione integrata sostenibile e moderna delle piantagioni, favorendo  il monitoraggio dello stato di salute dei noccioleti e dell’ambiente con l’obiettivo di generare la tracciabilità e la sostenibilità delle produzioni. La Ferrero mette inoltre a disposizione della rete tutte le proprie competenze  nella scelta delle varietà del frutto più adatte e fornisce attività di consulenza alla struttura tecnica della rete.
La rete di impresa “Basilicata in Guscio” a oggi conta 27 aziende aderenti, di cui 23 agricole che hanno già impiantato oltre 100 ettari su tutto il territorio regionale. Il piano di sviluppo presentato dalla rete a Ferrero, prevede lo sviluppo in 5 anni di 1500 ettari.

“Obiettivo ambizioso – dicono dalla rete – ma sicuramente raggiungibile. Un impianto corilicolo (è così che si chiama un campo coltivato a nocciole) non richiede né grandi investimenti né tanta manodopera e garantisce una buona redditività nel lungo termine. I terreni lucani sono particolarmente vocati a questa coltura”.

Ferrero e Regione Basilicata hanno inoltre sottoscritto un accordo di programma e hanno prodotto una mappa di vocazionalità dalla quale è possibile evincere quali sono i terreni più adatti alla coltivazione corilicola.
“La firma del contratto – dichiara Donato Lisanti, rappresentante della rete Basilicata in Guscio – non è un punto di arrivo ma il punto di partenza per una concreta opportunità di riconversione e valorizzazione di ampie superfici del territorio lucano e può diventare strumento di sviluppo economico, sociale e sostenibile per vecchie e nuove generazioni, contribuendo a fermare lo spopolamento delle zone rurali della Basilicata”.

Anna SMIMMO

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