TEATRO DI S.CARLO “RACCONTARE LA MUSICA E LA DANZA” a cura di Federico Vacalebre.

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REDAZIONE PINO ATTANASIO

DIRETTORE RAFFAELE CARLINO

31/03/2023

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Raccontare la Musica e la Danza Edizione 2023 Progetto di formazione destinato ai docenti Ritorna il progetto di formazione riconosciuto dal MIUR che si sviluppa in un ciclo di 15 lezioni in presenza e 5 appuntamenti da remoto, da gestire in autonomia, per un totale di 60 ore di formazione. Obiettivo di questo corso, a cura della Direzione Marketing e Affari Istituzionali, è stimolare la partecipazione ai processi di avvicinamento ai linguaggi del Teatro sperimentando prospettive di osservazione sulle arti sceniche e musicali. La prima finalità del percorso è la restituzione di tali linguaggi e strumenti in ambito didattico/educativo. Il corso è inteso come un training intensivo per gli insegnanti, come scambio e confronto di esperienze tra musicologi e educatori.

La lingua della canzone napoletana da Salvatore Di Giacomo a Geolier Un progetto a cura di Federico Vacalebre in foto

Descrizione del Progetto Il progetto si basa sull’avvicinamento alla conoscenza del mondo musicale con il suo linguaggio, la sua sintassi, il suo stile e la sua espressione in forma di racconto. Una storia della musica legata alla programmazione del Teatro di San Carlo: “Raccontare la Musica e la Danza”, nell’ambito del programma educational del Teatro di San Carlo, prevede più sezioni unite dal comune obiettivo di esaltare il rapporto tra teatro, musica, ricerca e costume, coinvolgendo il corpo docente per arrivare ad appassionare e attrare l’universo giovanile. Destinatari del progetto saranno i docenti delle Scuole, dei Conservatori e delle Università ai quali verrà consegnato materiale didattico, appositamente preparato dagli esperti di “Raccontare la Musica”. Finalità e obiettivi Recupero di una memoria storica che possa andare ad arricchire e a nutrire sempre di nuova linfa creativa il patrimonio storico-musicale del Teatro di San Carlo, perché diventi sempre più un luogo vivo, uno spazio concepito per interagire con il pubblico, attraverso un percorso multidisciplinare, attivo, progettato per creare nuovi, innovativi, percorsi di fruizione che utilizzano approcci e linguaggi moderni, attuali, sempre più vicini alle nuove generazioni, native digitali. Trasmissione di un sapere antico, consegnato al futuro, attraverso la promozione di quelle attività formative e didattiche che consentano la divulgazione presso il pubblico nazionale e internazionale della produzione di spettacolo che rappresenta il fulcro delle attività di una fondazione lirico-sinfonica, attraverso la conoscenza del patrimonio culturale del Lirico, cifra dell’identità regionale campana, oltre che del Paese. Apertura e diffusione dei materiali di archivio/raccolte/beni/collezioni allo scopo di una comunicazione funzionale e una valorizzazione mirata alla fruizione consapevole del patrimonio del Teatro di San Carlo in relazione al territorio, e alla conoscenza – attraverso questo patrimonio teatrale che riflette l’identità del Lirico napoletano – delle peculiarità culturali della città di Napoli. Valorizzazione delle testimonianze storiche rese dai contributi audiovisivi e dalla elaborazione creativa di testi tratti dalla ricerca storico-documentaria sulle fonti consultate negli archivi del San Carlo e negli istituti culturali disponibili. Le aree tematiche progetto Il corso di formazione inizierà a febbraio 2023 e terminerà a giugno 2023. Le aree tematiche immaginate tendono ad approfondire gli aspetti musicali e teatrali delle opere in programmazione (Sezione Opera) gli aspetti coreutico-espressivi dei balletti in cartellone (Sezione Danza) i linguaggi, le contaminazioni, le correnti musicali e le trasformazioni nel tempo (Focus Itinerari) i profili storico musicali dei compositori (Focus Ritratti) le interferenze dell’arte attraverso un’analisi comparata e interdisciplinare (Focus Interferenze). Novità di questa edizione, una serie di incontri su La lingua della canzone napoletana da Salvatore Di Giacomo a Geolier*, un progetto a cura di Federico Vacalebre con la partecipazione di Enzo Avitabile, Nicola De Blasi, Salvatore Palomba e la voce cantante di Sara Tramma. *approfondimento in calce Risorse Umane Emmanuela Spedaliere -Direttore Affari Istituzionali e Marketing Responsabile del progetto Christian Iorio Coordinamento contenuti e metodologie didattiche Francesca Tesauro Coordinamento organizzativo e progettazione didattica Metodologie di lavoro – Lezioni frontali, lavori di gruppo e laboratori a cura di docenti esperti formatori; – Incontri con artisti e addetti ai lavori della Fondazione Teatro di San Carlo; – Incontro con artisti e addetti ai lavori provenienti da realtà artistiche nazionali e internazionali; – Incontro con musicologi, storici del teatro, storici dell’arte, formatori teatrali; – Visione delle fasi di allestimento dell’opera, dal montaggio alla messa in scena – Diffusione di materiali didattici provenienti dagli Archivi della Fondazione Teatro di San Carlo Target Docenti delle scuole di Ogni ordine e Grado e Docenti delle Università Luogo di svolgimento – Sala Storica del Teatro di San Carlo – Sala Giardini – Sala Coro – Memus Museo e Archivio Storico del Teatro di San Carlo Prova finale A conclusione del percorso è prevista una prova finale, liberamente ispirata agli incontri previsti dal percorso di formazione, da cui si evinca una proposta progettuale didattica.

La lingua della canzone napoletana da Salvatore Di Giacomo a Geolier Un progetto a cura di Federico Vacalebre con la partecipazione di Enzo Avitabile, Nicola De BlasiSalvatore Palomba e la voce cantante di Sara Tramma.

ENZO GRAGNANIELLO
FEDERICO VACALEBRE CON ENZO GRAGNANIELLO
VACALEBRE CON IL POETA SALVATORE PALOMBA
RAIZ
FEDERICO VACALEBRE

Della canzone napoletana delle origini non sappiamo niente o quello che sappiamo lo sappiamo nella forma ottocentesca definita da Cottrau & Co, un po ’divulgatori e un po ’ladri di melodie, ma il concetto di plagio non riguarda mai la nascita di una forma di comunicazione, e spettacolo, e arte, e commercio, ma quello della sua riproduzione tecnica. Una storia fatta di leggende, popolata dalle lavandaie del Vomero, li guarracini, li turchi che sbarcavano alla marina, Michelemma’, Cicerenella, le villanelle popolari finite alle corti, le tarantelle che da rito esorcistico diventeranno eunuco balletto per turisti farlocchi, le tammurriate ignorate per secoli fino a diventare moda punkabbestia… Il mito fondante del canto delle sirene – Partenope era una di esse, sorella di Ligia e Leucosia – musiciste squisite, armate di voce, lira e flauto, dà la stura suggestiva a un racconto più mitologico che obiettivo: il canto di quelle splendide donne a seno scoperto che nascondevano la coda e la loro «mostruosità» sotto il mare è così ineludibile e stregato da far perdere il raziocino e condannare chi le ascolta a trasformarsi in pasto nudo. Metafora di una canzone che divora il proprio futuro, oltre che di una città che divora i suoi figli? Sia come sia, la lingua batte dove il dente duole. E duole vedere il dialetto napoletano, anzi la lingua – sia pur non riconosciuta/protetta dall’Unesco, quello stesso Unesco che riconosce/protegge i muretti a secco e i canti a tenores ma non la canzone napoletana – è al centro di questo corso che ha ancor più senso perché stimolato dal San Carlo, quasi a ricordare al mondo – con il suo prestigio – le radici e le ali della melodia partenopea. Sedici lezioni per dire come dall’elegia di Salvatore Di Giacomo si passi ai fonemi spezzati di Geolier e dei trapper di ultima generazione. Con la consapevolezza delle radici e delle ali, del filo rosso che unisce e del filo rosso che divide, con la certezza che il dialetto/lingua è organismo vivo, mutevole, impossibile da irreggimentare, ma anche che conoscerne la grammatica, la grafia, la storia può aiutare chi quel dialetto/lingua vuole praticare anche in forma artistica. Alcune lezioni sono chiarissime sin dal titolo, altre affrontano stagioni di cambiamento, vedono il dialetto/lingua inseguire il mercato, patirne la stagnazione, rinnovarsi foneticamente senza saper come mettere su carta quella riforma. Linguisti come Nicola De Blasi, poeti e storici della canzone come Salvatore Palomba, mi aiuteranno nel racconto dei cambiamenti linguistici che stanno dentro-dietro le canzoni.

La voce di Sara Tramma, interprete e cantautrice lanciata da Eugenio Bennato, accompagnata da un chitarrista ancora da identificare, ci permetterà di esemplificare in tempo reale i discorsi affrontati, passando, ad esempio, da “Era de maggio” di Di Giacomo a “Nove maggio” di Liberato. Senza inseguire la nostalgia canaglia dei “belle tiempe ‘e ‘na vota” anacronistici già nei giorni dell Sgruttendio, ma con la coscienza che se non si vuole togliere una lingua al suo popolo bisogna frequentarla con assiduità, rispetto, studio, apertura mentale, ci rivolveremo ad aspiranti cantanti, studiosi, cittadini modello per rimettere al centro di tutto le parole. Certo ci furono grandi musici dietro quelle parole, e forse le note ebbero più importanza dei versi, e dietro quelle parole e quelle note ci furono grandi voci, e forse quelle voci ebbero più importanza dei versi e delle voci, ma ripartiamo dalle parole, con le parole.

Sara Tramma

a cura di u.s. Teatro S.Carlo