Un Napoletano innamorato della Riviera Domitia

Vincenzo Buffardi

giugno 10, 2018

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Ogni anno migliaia di turisti giapponesi prendono un volo intercontinentale e fanno il giro del mondo per andare a Verona, a scattarsi l’immancabile selfie sotto ad un balcone. Ad un balcone pezzotto. Perché – e spero di non scandalizzare nessuno – Giulietta Capuleti non è mai esistita. È solo un personaggio di fantasia, nato dalla penna di uno scrittore, né più né meno che Biancaneve o Filumena Marturano. Ma questo i turisti giapponesi, evidentemente, non lo sanno.
Questo mi veniva in mente l’altro ieri mentre nella Sala del Museo Archeologico di Mondragone si susseguivano gli oratori, in occasione della presentazione ufficiale del Notiziario Online “ilquadrifoglio.tv”.
Pensavo che in quello stesso edificio sono custoditi veri reperti che vanno dall’Età Paleolitica a quella Romana; e che, se tanto mi dà tanto, fuori, lungo Via Genova, si sarebbe dovuta accalcare mezza Tokyo. E invece, nessuno…
Chi scrive non è nato da queste parti, ma è solo un ospite; un napoletano che otto anni fa si è trasferito qui per pura causalità. Ma che, dopo un atroce periodo iniziale dovuto evidentemente alla sindrome del “luntano ‘a Napule nun se pò stà”, si è talmente innamorato di questi luoghi da decidere di trascorrere qui il resto della propria vita. E che oggi si sente felice di essere entrato a far parte dell’Associazione Riviera Domitia, considerandola uno strumento indispensabile per il rilancio di questo territorio.
Per fare ciò, vorrebbe innanzitutto che l’Associazione inserisse tra le proprie priorità la riscoperta e la rivalorizzazione dell’immenso patrimonio culturale della regione – sia di quello “materiale” che di quello “immateriale” – convinto com’è che tale patrimonio sia la sua eccellenza più esclusiva.
Solo per portare un esempio, attraversando anche in maniera distratta le frazioncine di questa provincia, si rimane impressionati dalla quantità di pezzi di colonne, capitelli, lapidi antiche, usate come paracarri o magari murate con nonchalance nelle abitazioni; reperti attorno ai quali non dico all’estero, ma anche al nord Italia si allestirebbero intere sale museali. Poi, soggiornandovi per qualche tempo, si vengono a sapere cose incredibili, come il fatto che qui vi sono le più antiche orme fossili di esseri umani, risalenti a 350.000 anni fa; che il primo documento in volgare italiano è stato scritto proprio qui oltre mille anni fa; o che l’Italia come la conosciamo noi (lo “Stivale”, per intenderci) è nata qui il 29 ottobre 1860, quando Vittorio Emanuele II proclamò l’annessione delle province meridionali al regno sabaudo.
Ed allora viene spontaneo, anche per chi non è nato a Mondragone o a Castel Volturno, incazzarsi al pensiero che le uniche immagini di questa terra che circolano per il mondo, Hollywood e Cannes compresi – diciamocelo francamente – sono dovute al fatto di essere state scelte come location del solito film sulla criminalità organizzata.
Il cammino per ridare alla riviera domitia dignità e splendore non sarà né facile né breve. A questo territorio, come alla Venere che rappresenta il logo dell’Associazione, le ingiurie del tempo e degli uomini hanno amputato e deturpato parti fondamentali.
Ma la bellezza di quel che resta è motivo più che sufficiente perché d’ora innanzi venga trattato con rispetto sacrale, e con rispetto sacrale consegnato alle generazioni che verranno dopo di noi.
Prof. Michele Scotto di Santolo

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